Comunicazioni
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Resoconto spedizione francese Gran Fondo Marmotte Venerdi 3 luglio una rappresentativa del nostro tema si è recata oltre alpe in territorio francese per prendere parte alla gran fondo Marmotte, decana delle gran fondo europee che con i suoi oltre 5000 mt di dislivello rappresenta una autentica sfida ai propri limiti. Alla spedizione-vacanza hanno partecipato, in rigoroso ordine alfabetico Barachetti G.Battista - Fettolini Ezio – Fettolini Luca – Ghirardelli Renzo – Mariolini Rudi – Richini Plinio - Signorotto Aronne. Il viaggio ricordava alcune scene del film Marakesc Express; più che un viaggio per una gran fondo, una gita fra amici. Dopo alcune peripezie e alcune soste dovute a consegne lavorative del Barachetti (il solito Barachetti), si giungeva al residence all’Alpe d’Huez nel pomeriggio. La salita dell’Alpe metteva già paura ai nostri, che giustamente pregustavano le fatiche dell’indomani quando l’avrebbero dovuta scalare nella canigola estiva. Si ritiravano i pacchi gara (veramente esigui) a cui i nostri prodi “aggiungevano” le bandane con il logo della gara, “gentilmente” offerte dall’organizzazione. Breve giro del paese in bicicletta per sciogliere la gamba e ricerca del locale tipico per la cena. A tale proposito va sfatata la leggenda secondo la quale in Francia si mangi bene. Per noi italiani la cosa non è propriamente vera, tant’è che i nostri eroi, a parte il sottoscritto ed el salbaneo hanno mangiato veramente male con ripercussioni anche sulla gara di sabato. Notte travagliata quella trascorsa prima dell’evento, anche a causa del Baracchetti che, incurante dei bisogni altrui, si aggirava insonne e circolante per la camera. Sveglia alle 5.00 e colazione per larghi tratti si svolgeva sulla falsa riga della cena della sera prima. Plinio e Barocchetti si portavano sui nastri di partenza con largo anticipo, per richiesta del Plinio stesso che, mosso da una condizione fisica invidiabile, voleva avvantaggiarsi più possibile già in griglia. Il restante del team si presentava in griglia con il comune accordo di affrontare l’impresa in gruppo, cercando quanto possibile di aspettarsi nelle rispettive difficoltà. Al via Plinio scattava con veemenza e non si sarebbe più rivisto fino al traguardo. Gli altri procedevano ad andatura relativamente tranquilla, sapendo che il tragitto era ancora lungo. Alle prime rampe del col de Glandon (prima asperità di giornata con i suoi 1900 mt. di altitudine stemperati in 18 km. di ascesa scotante) il gruppetto formato dal Capitano, Segretario, Gambone e Salbaneo (cioè Ezio-Rudi-Aronne-Renzo), raggiungeva il Barocchetti che con cautela procedeva del suo passo. Giunti in vetta al Glandon breve pausa al rifornimento e discesa verso San Michele de Meurienne. La discesa veniva affrontata con cautela sia per la pericolosità del tracciato, sia per l’impedizia dei concorrenti che procedevano con ordine molto sparso senza assolutamente impostare le curve in maniera adeguata (in pratica scendevano come mucche al pascolo). A fondo valle il gruppetto si ricompattava e procedeva verso la seconda asperità, ossia il Col de Tèlègraphe che con i suoi 1500 mt. fungeva da antipasto al celeberrimo Galibier, tetto della corsa con 2600 mt. di altezza. Il Tèlègraphe è una salita relativamente semplice, con pendenze costanti e lungo tratti di respiro, ed infatti i nostri eroi procedevano con un discreto ritmo superando numerosi concorrenti. In vetta al Tèlègraphe i nostri arrivavano insieme ed insieme iniziavano la scalata del “mostro “ Galibier. Dopo un tratto abbastanza semplice gli ultimi 8 km rappresentavano un vero supplizio per le gambe dei concorrenti. Su questa salita potevo assistere ad un vero e proprio spettacolo del El Salbaneo che sfoderava una serie di attacchi tali da ricordare il pirata che proprio qui su queste rampe staccava Ulrich e dominava il tour 1988. In testa procedeva un solitario Capitano che come sulle precedenti salite regolava il passo con andatura regolare, quasi fosse un pacemaker per i compagni di squadra. Il sottoscritto e Gambone salivano più tranquilli e tutto lo sparuto gruppetto si ricompattava al punto di ristoro offerto dalla Compagnia Blufreccia, organizzatrice del pacchetto vacanza. Dal punto ristoro partivano in anticipo Salbaneo e Capitano e dopo pochi minuti proseguivano il percorso anche il Segretario e Gambone. Dalla vetta del Galibier, una lunga discesa di oltre 35 km avrebbe portato i ciclisti fino ai piedi dell’Alpe d’Huez e qui quel demonio del Salbaneo faceva quello che secondo me è stata una delle sue imprese più leggendarie, riuscendo a non farsi raggiungere dal sottoscritto che pur afftrontava la discesa a folle velocità. Il gruppetto del team così inevitabilmente si frantumava. Davanti a tutti c’era il Capitano, come giusto che sia. Dietro di lui El Salbaneo a pochi minuti; ancora più staccati Gambone Aronne e Segretario Rudi chiudevano le file del team. La salita verso l’Alpe d’Huez era un calvario per tutti e come tale va descritta minuziosamente. Il Capitano saliva con determinazione nei primi km di ascesa, ossia proprio i più duri. Nel tratto centrale iniziava ad affaticarsi e a risentire di disturbi gastrici probgabilmente da imputare alla cena francese della sera prima. La sua andatura si faceva sempre più lenta a tal punto che, sotto i crampi addominali, doveva addirittura spingere la bicicletta per alcune decine di metri ai -3 km dall’arrivo. La sua faccia al traguardo diceva molto sul suo stato fisico. L’Alpe d’Huez non perdona: fatica, caldo e coliche addominali possono far soffrire chiunque, anche chi, come il Capitano, viene da una serie di risultati brillantissimi. El Salbaneo invece ai piedi dell’Alpe veniva raggiunto dal sottoscritto, mentre si apprestava a riempire le borracce. Terminata quest’operazione, saliva con passo discreto, ma senza esagerare, salvo poi alla prima sosta per ulteriore rifornimento, sentire tutto il peso della gara. Nel suo caso fatale è stato il tratto in discesa fra la vetta del Galibier e l’inizio dell’Alpe: in tale tratto la pulce di Artogne non riusciva a recuperare le fatiche e così ne pagava anch’egli le conseguenze nel tratto centrale dell’ascesa. Anche per lui il traguardo era una benedizione e la stanchezza era tangibile. Il Segretario, dal canto suo, aveva un enorme vantaggio sui restanti compagni di squadra. Conosceva alla perfezione il percorso; sapeva per esempio che doveva fare il pieno di proteine e risparmiarsi il più possibile nella discesa del Galibier; sapeva anche che per i primi km. dell’Alpe d’Huez sono duri, ma anche il resto della salita è difficile e quindi si deve salire con moderazione, salvo poi dare il tutto nei 5 km finali. Questa conoscenza, oltre che uno stato di forma buono, facevano si che la salita dell’Alpe d’Huez fosse per il sottoscritto una delle migliori performance tanto che nel finale riusciva anche a superare il Capitano (anche se ciò era causato dal malessere gastrico evidente di quest’ultimo). Gambone Aronne, infine, aveva avuto già sentore che la giornata non era delle migliori. Nelle salite precedenti era salito con giudizio, risparmiandosi, e quindi la sua condotta di gara era stata la più saggia del gruppo. Purtroppo anche lui lungo i 21 tornanti dell’Alpe avvertiva i sintomi di una colica gastrica e anche lui come il Capitano doveva alzare bandiera bianca e salire con assoluta calma per evitare il tracollo fisco. Non indicherò i tempi e la classifica, perché non era quello lo scopo alla vigilia della gara. L’importante è stato partecipare all’evento e correre in uno scenario unico, spesso teatro di autentiche battaglie nei tour de France. La gara del Presidente. Ho volutamente estrapolato la prestazione del Presidente in quanto essa esce dal contesto agonistico per entrare nella vicenda umana di tipo omerico. Con una preparazione precaria e frammentata, con un fisico spesso acciaccato, con una struttura non certo adatta per le grandi salite, il nostro Presidente (quello Buono come lui stesso si autodefinisce) con una grande forza di volontà e straordinaria tenacia giungeva fino al traguardo per quella che negli annali del team resterà come L’IMPRESA DEL SECOLO. E il Baracchetti ?????? E già, mi ero scordato il Barocchetti. Egli aveva la sua personalissima sfida con il Galibier, che 2 anni fa lo aveva respinto, costringendolo al ritiro. Quest’anno, motivato dalla sfida e con una condizione sicuramente migliore, riusciva a superare il “mostro” Galibier e a giungere ai piedi dell’Alpe d’Huez. Qui, inspiegabilmente, rinunciava all’impresa e si ritirava, non portando a termine la gara. PAGELLE Plinio: - Forma fisica: 9 - Tattica di gara: 9+ - Conoscenza del percorso: 9+ - Intelligenza ciclistica: 9- Capitano: - Condizione fisica prima della gara: 8 - Condizione fisica dopo la gara: 4- - - Gestione delle salite: 9 - Ritmo gara: 9+ - Conoscenza del percorso prima della gara: 5 - Conoscenza del percorso dopo la gara: 5 El Salbaneo: - Condizione fisica: 7+ - Tecnica di guida in discesa: 10 - Scatto in salita (riferito al Galibier): 9 - Tenuta fisica dalla distanza: 4 Gambone: - Conduzione di gara: 8+ - Stato fisco: 8 - Condizione gastrointestinale: 2 - Furti lungo il percorso: 10 Segretario: - Conoscenza del percorso: 10 - Stato di forma: 9 - Tecnica guida in discesa: 1- Presidente: - Condizione fisica: 3 - Preparazione fisica: 2 - Conoscenza del percorso: 3 - Tenacia: 10 - Forza di volontà: 10+ Baracchetti: - Condizione fisica: 8 - Conoscenza del percorso: 7 - Grinta e tenacia: 1 - Spirito di sacrificio: 1- - Dopo questa tormenta relazione, porgo distinti saluti. Ciao dal Segretario.
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